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martedi , 10 aprile 2001
Bellini, la rivincita di un genio attraverso il pianoforte
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| Per i 200 anni dalla nascita, un omaggio di Francesco Nicolosi al Cigno di Catania. Nonostante le manchevolezze tecniche, Liszt e Chopin lo ammiravano, ma Wagner addirittura lo adorava | |
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Morto a trentaquattro anni in circostanze misteriose, l' autore della «Norma» è stato schiacciato dalla grande popolarità di Verdi Bellini, la rivincita di un genio attraverso il pianoforte Per i 200 anni dalla nascita, un omaggio di Francesco Nicolosi al Cigno di Catania
E' solo ripetersi osservare quanto eccessivo squilibrio vi sia, nell' anno del duplice centenario, fra le celebrazioni verdiane e quelle belliniane. Bellini (1801-1834) si spense a trentaquattro anni in circostanze subitanee e misteriose; come Schubert, alla morte non era pronto. Del pari s' è detto almeno per Purcell, Pergolesi, Mozart, Schubert e Mendelssohn: anche per Bellini vale che senza la sua morte accidentale il corso della storia musicale sarebbe stato altro.
Le manchevolezze tecniche della partitura orchestrale belliniana non dimidiarono agli occhi dei più sofisticati il valore inventivo del Cigno. Si può dire che Liszt ammirò troppi compositori perché il suo giudizio venga considerato inappellabile. Ma Chopin era il più schifiltoso intenditore che mai fosse; Wagner adorava Bellini e lo mostrò con la penna e con la bacchetta; persino Verdi, pur affetto da odium humani generis, diede forse su Bellini il riconoscimento più limpido e generoso.
Omaggi a Bellini giungenti attraverso l' indiretta via del pianoforte finiranno talora coll' essere più significativi di allestimenti operistici. Michele Campanella ha tenuto a Santa Cecilia un concerto, strepitosamente accolto, fatto di «Parafrasi» pianistiche lisztiane di opere di Bellini e Verdi; il grande artista avrà solo piacere se mi dedicherò, per un' iniziativa analoga, a un suo collega al quale si deve uno dei più bei concerti da me ascoltati negli ultimi anni. Il protagonista di quest' articolo si chiama Francesco Nicolosi. È nato, come il Cigno, a Catania, e come lui s' è formato alla scuola napoletana, nelle mani di un genio quale Vincenzo Vitale, maestro anche di Campanella, di Muti, di Carlo Bruno e altri grandi e piccoli astri del mondo musicale.
Gli artisti d' un certo successo si stabiliscono a Milano, i più scapricciati a Roma. Nicolosi, invece, s' è fatto napoletano, essendo la mia città un borgesiano giardino dei destini incrociati. Da una parte il destino Vitale, che significa un Maestro con Liszt incorporato; dall' altra Sigismondo Thalberg, l' altra metà dell' ascendenza di Vitale stesso, che nel secolo di Liszt fu, ancor più di Chopin, di Liszt il titolato rivale. Questo nome ai suoi tempi, e in quanto virtuoso e in quanto compositore, era quello di un divo popolare quanto oggi un cantante rock. Era tuttavia in Thalberg una vena ipocondriaca la quale conduce spesso chi ne è vittima a dissimularla sotto l' aspetto del bon vivant. Chopin morì senza esser costretto a scegliere un atteggiamento; Liszt trascorse di rado, nella propria vita, due giorni nello stesso luogo.
Ci si illude così di fuggire da noi stessi. Thalberg non verrà dalla storia ricordato artista grande quanto Liszt; forse, di lui più clairvoyant. Le circostanze della sua vita non sono meno romanzesche di quelle del rivale. Nacque a Ginevra nel 1812, bastardo del conte Moritz von Dietrichstein e di una baronessa Wetzlar, due cognomi strettamente legati, sol che si sforzi la memoria, a Mozart e Beethoven. La natura aristocratica dovette provocargli l' avversione alla vita del virtuoso girovago; dopo successi planetarî scelse, per non lasciarla più, la più bella città del mondo. S' imparentò con la più alta aristocrazia, esistendone ancora i discendenti.
Si costruì due ville meravigliose, l' una a Posillipo, l' altra in un sito del Monte di Dio (l' antica acropoli greca) donde s' appostavano i pittori per la più tipica prospettiva dei guazzi, quella ch' esclude il Vesuvio, mostra l' infilata della Villa Reale e della Riviera di Chiaia, s' apre sull' intera collina di Posillipo. Di là dai suoi meriti di compositore e sommo pianista, Thalberg ne ha dunque di specifici verso l' Italia. Dalla sua scuola discende un genio come Martucci, il più grande compositore strumentale italiano dell' 800, considerato in Germania il Brahms italiano.
Da lui viene anche il fatto che la scuola napoletana non abbia sentito come invalicabile la scissione tra il linguaggio melodrammatico e quello della cosiddetta Musica Assoluta: scelta per altri lacerante. Tra le sue attività, e chiudiamo il cerchio,
Francesco Nicolosi s' è dedicato al culto scientifico e artistico di Thalberg e già ha inciso cospicua parte della sua opera. Ma torniamo agli anni Trenta e Quaranta dell' 800, che videro più stretto, socialmente e musicalmente, il nesso tra pianoforte e melodramma. Da un lato lo sviluppo costruttivo dello strumento tendeva vieppiù, favorendo una parallela tecnica neuro-muscolare del l' esecutore, verso le possibilità del legato e del cantabile: e si pensi solo a Chopin. Dall' altro, la musica di moda era quella delle novità teatrali. Ora, in un salon, un qualsiasi dilettante poteva ripetere, sullo strumento sintesi di tutti gli strumenti, le più recenti melodie. Il pianista di professione poteva esser richiesto d' improvvisare su di esse; ovvero di riprodurle nel loro contesto formale, più o meno fedelmente: le cosiddette Parafrasi; ovvero di scrivere pezzi che connettessero, con tecnica ove più ove meno drammaturgica, i momenti capitali d' un' Opera: la Fantasia. L' imperatore di questo genere compositivo fu ovviamente Liszt, insieme il più e il meno rigoroso di tutti i trascrittori. Ma non il solo, giacché il fenomeno in oggetto assume rilevanza sociale travalicante addirittura l' artistica. Sotto la nera cappa della morte di Bellini, svariate onoranze musicali scaturirono.
Il generosissimo Liszt s' incaricò di commettere a sé e altri cinque prestigiosi compositori (Thalberg, Pixis, Herz, Czerny, Chopin), un Hexaméron, ossia un collettivo tombeau fatto di Variazioni e altri brani sopra il duetto dei Puritani «Suoni la tromba». È una sorta di megaterio pianistico ove tutti gli stili e le tecniche sono fusi e giustapposti quasi con perversione, come per render tecnicamente ineseguibile il medaglione a un sol esecutore. Nicolosi lo porterà quest' anno in tournée dovunque, e il suo debutto al San Carlo di Napoli, una settimana fa, mostra il suo quasi sprezzante dominio di brani che, eseguiti a tempo e senza omissione di note, restano alla portata di pochissimi.
Questa prima parte di concerto è d' una importanza storica rivelatrice. La seconda pone faccia a faccia i due rivali, Liszt e Thalberg. Tutti conoscono del primo le Reminescenze dalla «Norma», capolavoro pianistico-idiomatico che dell' originale attua il flusso sinfonico colto di Wagner, pur se una mutata teleologia, cioè una mutata successione dei brani, che nell' originale è necessaria, provochi sconcerto.
Qui il pianoforte di Nicolosi diviene orchestra wagneriana e insieme, come dire, voce di Maria Callas. La Grande Fantasia su «La sonnambula» di Thalberg tende invece a mettere in rilievo, con abilissima connessione, le più patetiche, le più astrali melodie del Cigno, apponendo loro un accompagnamento magistrale realizzare il quale è già opera di poeta del pianoforte. Quando dalle dita di Nicolosi si sprigiona, con la stessa intensità di fiato di, osiamo, Giuditta Pasta, Ah non credea mirarti, si entra in estasi.
La nobilissima semplicità di Thalberg conquista; e conquistano dita e braccio d' un pianista capace di cantare, appunto, come il sommo soprano. La Storia ha percorsi tortuosi: la rivincita di Bellini passa per il pianoforte.
Paolo Isotta

Music Review: Domenico Scarlatti Complete Keyboard Sonatas, Vol. 9
Written by C. Michael Bailey
Published August 14, 2008
Naxos Records' newest addition to its ongoing survey of Domenico Scarlatti's complete piano sonatas is a carefully considered and intentionally paced affair. Rather than opening the recital with a gang-buster presto, pianist Francesco Nicolosi chooses Scarlatti's D minor sonata, K. 52, marked something considerable less than allegro. Nicolosi approached the piece as Daniel Barenboim did Bach's Goldbergs in 1991, slowly, thoughtfully, and romantically.
This minor key composition (K. 52) was found in the fourteenth of the Scarlatti's Venice albums of 1742. It was one of the master's earliest slow movements, already betraying a fully formed vision and sound. It is one of several minor key compositions populating this recording. All reveal Scarlatti as a master of pre-Romantic musical thought, an ability to tap into the dark chocolate soul of minor keys to pull out the rich decadent center, exposing it for the musical delight that it is.
Nicolosi proves equally adept at interpreting these difficult pieces as illustrated in his performances of The Sonata in D minor, K.77 and The Sonata in D minor, K.176. The pianist treats these pieces respectfully, never turning up the heat enough to melt them. Nicolosi justifies every nuance and pedal depression with a palpably integrated execution full of pathos and light.
The Sonatas in G major, K.79 and C major, K.170 both show spontaneity in Nicolosi's performances revealing the multidimensional character in his playing. Nicolosi, perhaps better any other contributor to the series, captures the spirit of Horowitz's famous interpretation shining with that master's determination and dedication. This is a wholly satisfying set as all of the releases have been.
Selections: Keyboard Sonata in D minor, K.52/L.267/P.41; Keyboard Sonata in D minor, K.77/L.168/P.10; Keyboard Sonata in G major, K.79/L.80/P.204; Keyboard Sonata in G minor, K.111/L.130/P.99; Keyboard Sonata in C minor, K.139/L.6/P.126; Keyboard Sonata in C major, K.170/L.303/P.164; Keyboard Sonata in D minor, K.176/L.163/P.163; Keyboard Sonata in D major, K.277/L.183/P.275; Keyboard Sonata in A major, K.344/L.295/P.221; Keyboard Sonata in C major, K.340/L.105/P.420; Keyboard Sonata in D major, K.388/L.414/P.370; Keyboard Sonata in C major, K.398/L.218/P.493; Keyboard Sonata in A major, K.456/L.491/P.377