“Nicolosi’s playing is fluent and luminous. …this is a most attractive recording, needing no apologia whatsoever for its modern-instrument guise.”
BBC Music Magazine
I have known these works for years and never fail to get refreshment from them. That is what they are for, so go ahead and enjoy them with Nicolosi's deft performances.
Review By Robert R. Reilly
InsideCatholic.com,October 2009
Francesco Nicolosi gives us spirited performances here and enjoys solid support from
the orchestra.
Review By Giv Cornfield,The New Recordings
Cliffs Classics,September 2009
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dicembre 2009-gennaio 2010
Il progetto ideato da Nunzio Areni e sponsorizzato dalla Reggia di Caserta, che prevede l'incisione integrale degli otto Concerti conosciuti di Paisiello, è giunto alla sua seconda uscita in disco. Come nella precedente incisione, scopriamo un Paisiello poco conosciuto, che si distingue anche in quest'ambito per la spontanea invenzione melodica e per un uso parco dei mezzi espressivi. Il massimo risultato con il minimo sforzo. Un po' lo stesso approccio seguito da Francesco Nicolosi - pianista di scuola napoletana, esperto di Sigismund Thalberg - il quale si limita a ricreare, con finezza di suono, il clima pensato dall'autore durante l'atto creativo. Nei Concerti di Paisiello possiamo ritrovare alcune influenze da stili anche molto diversi tra loro: tradizione barocca (il Concerto in Do maggiore,ad esempio, presenta una scrittura quasi clavicembalistica), stile galante e classicismo. In generale, la scrittura per il solista rivela diverse affinità con Mozart. Nicolosi segue attentamente le indicazioni in partitura osservando anche le regole generali del buon gusto illustrate nella trattatistica di fine Settecento. Fraseggi,abbellimenti,esecuzione di due frasi uguali ripetute di seguito (suonando la prima volta forte e la seconda piano) vengono tutti risolti adottando un atteggiamento in linea con la tradizione, con il pedale di risonanza utilizzato principalmente nei movimenti lenti. Le asperità tecniche di questi Concerti non sono tali da impensierire più di tanto l'interprete. |
Sono paragonabili a quelli contenuti nei più semplici Concerti mozartiani. A differenza di Mozart, però, Paisiello tratta i due antagonisti del Concerto in modo separato. Pianoforte da una parte, orchestra dall'altra, come se usasse un doppio canale. Un altro aspetto che separa Paisiello da Mozart è la timbrica. In Mozart il pianoforte è più legato ad elementi virtuosistici, mentre in Paisiello l'uso del pianoforte viene sfruttato per ottenere suggestioni di colori. E se Paisiello trova le parole giuste per spiegare l'essenza del suo pensiero,Nicolosi riesce a trovare la chiave di lettura timbrica per far sì che questo emerga con la stessa naturale chiarezza d'intenti. Momenti memorabili li troviamo nel secondo tempo del Concerto in La maggiore, di stampo mozartiano, e nel secondo tempo del Concerto in Re maggiore, il cui carattere arcaico ricorda molto da vicino i tempi lenti di Bach. La cura di Nicolosi per il suono è una priorità, frutto di un rapporto dito-tasto coltivato in maniera quasi artigianale. Questo è vero specialmente nel Rondò che chiude il Concerto in Do maggiore, con quella dolcissima, deliziosa nenia infantile indicata con piano staccato e leggero che tanto contrasta con la successiva, energica entrata del « tutti » orchestrale, e nei vari movimenti lenti. Le cadenze sono state scritte dal pianista, come vuole la prassi esecutiva. Ottima infine la prova dell'Orchestra da Camera della Campania - un complesso fondato nel 2002 - e del maestro Luigi Piovano, che si trovano in perfetta sintonia con lo stile settecentesco. Il fraseggio dell'orchestra resta in linea con l'interpretazione del solista. Non mancano momenti di sentito coinvolgimento, in cui la compagine campana fa sentire il suo prorompente vigore. Questo è ravvisabile soprattutto nel Finale del Concerto in Re maggiore, dove il maestro Piovano e la sua orchestra hanno modo di esaltarsi, in virtù delle qualità squisitamente sinfoniche di quello che senza dubbio è il Concerto di Paisiello che più meriterebbe di entrare in repertorio.
Benedetto Ciranna |
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